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LA MALEDETTA VECCHIA SIGNORA

Non me ne vogliano gli amici tifosi della “vecchia signora”.
Non parlo di questa “vecchia signora” ma di quella che nel mio mestiere, da molti anni, accompagna la mia attività di formatore.


Lo psicologo americano Boring utilizzo questa immagine chiamata “la giovane e la vecchia” per trattare il tema della percezione. Il disegno è spesso definito un’illusione ottica ma in realtà non è altroché un insieme di tratteggi grafici in grado di contenere una doppia immagine. Coloro che si sbizzarriscono alla ricerca di significanza nella visione dell’una o dell’altra immagine si mettano il cuore in pace.



La figura ci dice semplicemente come un dato di realtà possa essere “visto” in maniera diversa a seconda di chi guarda. Ciò a dimostrazione che quanto spesso difeso ostinatamente rispetto ad un proprio punto di vista potrebbe contenere anche uno o più punti di vista. Ognuno legge la realtà circostante e la commenta sulla base di ciò che vede. Sulla base di ciò che vede giudica attraverso il proprio linguaggio. Così, ciò che appare ad alcuni visibile, per altri è invisibile. Per dirla con l’espressione famosa di Gregory Bateson “la mappa di ognuno non corrisponde al territorio”.

Trovo interessante a tal proposito offrire ciò nel 1850 l’economista francese Frédéric Bastiat pubblicò sul suo libro: “Quello che si vede e quello che non si vede” Avete assistito alla rabbia del buon commerciante, Jacques Bonhomme, quando il suo sbadato figlio ruppe un vetro? Se siete stati presenti ad una tal scena, potrete sicuramente testimoniare che ogni spettatore, dei trenta presenti, apparentemente di comune accordo, offriva allo sfortunato commerciante questa consolazione:

"È un vento cattivo quello che non porta benefici a nessuno. Ognuno deve vivere e che cosa sarebbe dei vetrai se i vetri non si rompessero mai?"

Ora, questa consolazione contiene un'intera teoria, che sarà bene spiegare in questo caso semplice, dato che è precisamente la stessa che regola infelicemente la maggioranza delle nostre istituzioni economiche.

Supponiamo che riparare i danni costi 6 franchi, quindi l'incidente porta 6 franchi agli affari del vetraio - aumenta il suo fatturato di 6 franchi - ve lo assicuro; non ho niente in contrario, il ragionamento è giusto.
Il vetraio viene, fa il suo lavoro, riceve i suoi 6 franchi, si frega le mani e, in cuor suo, benedice il ragazzino.

Tutto questo è quello che si vede. Ma se, d'altra parte, giungete alla conclusione, come è troppo spesso il caso, che è una buona cosa rompere le finestre, che induce i soldi a circolare e che l'incoraggiamento del commercio sarà generalmente il risultato di ciò, mi obbligherete ad esclamare, "Fermi lì! La vostra teoria è limitata a ciò che si vede; non tiene conto di ciò che non si vede."

Non si vede che, poiché il nostro commerciante ha speso 6 franchi per una cosa, non può spenderli per altro. Non si vede che se non avesse avuto una finestra da riparare, forse avrebbe sostituito le sue vecchie scarpe, o aggiunto un altro libro alla sua biblioteca. In breve, avrebbe impiegato i suoi 6 franchi in qualche modo, che questo incidente ha impedito.

L'errore nell'argomento dei passanti è che hanno considerato i benefici dell'acquisto della nuova finestra, ma hanno ignorato i costi nascosti al commerciante e agli altri. Egli è stato costretto a spendere i suoi soldi su una nuova finestra e quindi non potrà spenderli per qualcos'altro. Forse stava andando a comprare il pane, beneficiando il panettiere, che a sua volta avrebbe comprato delle scarpe, ecc., ma invece è stato costretto a riparare una finestra. Anziché una finestra ed un pane, ha soltanto una finestra. O forse avrebbe comprato una nuova camicia, beneficiando il sarto; in questo caso il guadagno del vetraio è la perdita del sarto ed il commerciante ha ancora soltanto una finestra anziché una finestra ed una camicia. Il ragazzino non ha portato alcun beneficio netto alla città. Invece, ha reso la città più povera del valore di una finestra.

La società perde il valore delle cose inutilmente distrutte. Rompere, distruggere, dissipare non equivale ad incoraggiare il lavoro nazionale.

Distruggere non vuol dire fare profitti. Ho scelto questo testo perché, nonostante sia datato, contiene aspetti molto moderni che oggi costituiscono i presupposto di comunicazioni, relazioni, funzionamenti interpersonali. Ritengo, in qualità di coach, dedicare del tempo per apprendere come proporre e non imporre la propria rappresentazione della realtà. Proporre il proprio punto di vista può essere utile per “aprire conversazioni”. Il potere del riuscirci è contenuto nella nostra volontà di aprire finestre di conversazione. Giovane o vecchia dipendono da chi guarda e da chi guarda dipende la capacità di aprire le finestre conversative.

Non rompere le finestre degli altri… aprile solo!!!