‹ torna indietro
NON BERE SULLA FRUTTA

Ho trascorso molti anni della mia vita insieme alla mia nonna materna. Il senso di responsabilità, l’attenzione agli altri, la socialità sono parte della chimica che da Lei ho ereditato. E con queste anche espressioni linguistiche, modi di dire e credenze.

Una in particolare mi ha accompagnato per moltissimi anni ed è contenuta nell’espressione ”non bere sulla frutta!”. Quel “sulla” ha il significato temporale di “dopo la frutta”, a posteriori dell’averla mangiata.

Non mi sono mai posto la domanda rispetto al cosa succede se e non mi sono mai interrogato sull’origine. Un giorno pranzando con mia moglie pronunciai quella frase: non bere sulla frutta.

Mia moglie molto sorpresa mi chiese subito il perché, ma io non seppi rispondere. Lei continuò: hai mai provato a farlo?

Ti è mai capitato qualcosa di negativo… Quelle domande, semplici ma potenti, sono spesso le armi per riflettere sulle nostre credenze. Le credenze non sono altro che opinioni molto ben radicate, derivanti da un passato di cultura, abitudini, costumi.
Sono altresì piuttosto ingombranti perché imprigionano il cambiamento e impediscono azioni future.

Il “non bere sulla frutta” mi ha abbandonato da tempo ma rimane forte in me il pensiero di quali e quante altre credenze mi impediscono di intraprendere le azioni verso il futuro. Spesso nella mia esperienza incontro persone la cui credenza è radicata in ciò che pensano di essere: “sono un ingegnere, sono rigido per natura” o nell’età anagrafica: “alla mia età non si può mica cambiare..” o nel credere di essere indispensabili: “se non lo faccio io non lo fa nessuno…”

Il riconoscimento della credenza è il primo passo per poterla cambiare. Bisogna rendersi disponibili a disimparare ciò che abbiamo imparato relativamente ai credo per poter generare un nuovo apprendimento. Più facile a farsi che a dirsi… Praticando nuove azioni “disimparanti” l’ingegnere apprende la flessibilità e la persona diversamente giovane apprende il cambiamento. L’indispensabile apprende a dispensarsi e così via.

Il fine?
Costruire nuove credenze… utili fino a quando non necessitiamo di cambiarle.