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BASTONE E CAROTA

Sono spesso curioso di sapere da dove provengano i termini, specialmente quelli che utilizzo con maggior frequenza. Uno di questi è il sostantivo manager, che deriva dal verbo francese manager, e dal latino manu agere, ‘condurre con la mano’, ‘guidare una bestia stando davanti a lei’.

Il verbo è stato particolarmente usato nel passato per l’addestramento dei cavalli e più in generale delle bestie da soma. “Maneggiare un cavallo” ha dunque il significato di occuparsene accudirlo, addestrarlo.

Ma come si addestra un cavallo?

Per essere sintetici e sicuramente non curanti del grande lavoro che un manager fa per addestrare un cavallo, potremmo dire che il paradigma di riferimento è basato sul sistema di ricompense e punizioni.

Per essere ancora più telegrafici con i termini di “bastone e carota” rappresentiamo questo modello. Sostantivo, verbo e annesso modello pur essendo derivati dall’addestramento animale sono entrati nel mondo delle organizzazioni aziendali a partire dal dopoguerra.

Il Bastone e la carota sono gli strumenti spesso citati dai “manager” per guidare i collaboratori verso il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Nella mia esperienza ho visto applicare questo modello attraverso la creazione di piani di incentivazione al raggiungimento di specifici obiettivi, riconoscimento di mbo, bonus, benefits.

Non posso dire che non funzioni ma rilevo alcuni limiti significativi:
la validità del modello nell’applicazione a obiettivi semplici, chiari e ben compresi dai singoli, l’appagamento e la successiva demotivazione a obiettivo raggiunto.

Il contesto moderno, inoltre, aggravato da un tipo di economia stagnante, sta evidenziando tutti i limiti di questo paradigma per cui i riconoscimenti a disposizione dei manager sono inferiori a quelli del passato e la possibilità di ricondurre le performances dei collaboratori a valori di soddisfazione aziendale, attraverso punizioni, pressoché nulla. Senza contare che non stiamo lavorando con cavalli ma con persone! Lo psicologo americano david Mc Clelland affermò che “i bisogni guidano il comportamento degli individui finché non sono soddisfatti completamente. Quando la soddisfazione è raggiunta, il comportamento si arresta finché il bisogno non diventa nuovamente saliente”.

“Non si è creato un driver per la motivazione vera, per il commitment del lavoratore, ma si è data la carota che ha prodotto impegno per lo specifico task”. Cosa fare? I coach linguistici sostengono che il futuro risiede nelle parole che noi utilizziamo, pertanto ho provato a ripercorre il percorso da capo. Manager= bastone e carota. Leader?

Da un punto di vista di significato Manager (letto alla francese) e To lead (all’inglese), sono pressochè la stessa cosa. Anche nella traduzione operativa producono la guida. Il paradigma di riferimento è diverso. La leadership basa il suo assunto sul rapporto fiduciario. Non che l’addestratore di cavalli MANAGER non ce l’avesse chiaro, e che ce lo siamo persi nella collocazione organizzativa. Recuperando l’aspetto fiduciario del rapporto con il cavallo ma soprattutto, per quanto di mio interesse, con la persona, recupero in primis il valore dell’individuo che in qualità di essere biologico atto a compiere autonomamente azioni gode della mia fiducia.

Su questo assunto la leadership appoggia il proprio modello di lavoro, non atto a generare i premi o le punizioni ma volto a produrre impegni rivolti a perseguire i risultati. Non si tratta più di agire delle leve ma di costruire delle relazioni nutrienti per ognuno. Vuoi saperne di più?.....