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COMMUNIS 2.0

Beatrice e Pietro sono nomi di fantasia. Sono i nomi che ho dato ai due signori seduti di fronte a me nella prima classe del treno ad alta velocità che da Torino raggiunge Salerno. Io scendo a Bologna.

Pietro e Beatrice sono due professionisti sui 50, direi colleghi. Parlano ignorandosi, guardando reciprocamente i loro cellulari. Commentano Facebook, condividono Facebook e addirittura ho la sensazione che si scambino messaggi attraverso Facebook. Complici? No, niente di scabroso. Moderni direi.


Cosa fanno? Comunicano, socializzano, si informano, si relazionano?

Mi viene difficile renderlo compatibile con l’originaria definizione di comunicazione: da communis, mettere in comune e ancora più difficile se l’analisi si lega ai meccanismi di ritenzione dell’informazione, all’ascolto, alla qualità della comunicazione ma queste sono inutili divagazioni…

Il mondo moderno ci offre continue possibilità di comunicare, di dialogare, di tenerci informati. Non sempre abbiamo la capacità di orientarci in questa multi offerta comunicativa e abituandoci progressivamente rischiamo di aderire involontariamente ad un modello diventando incapaci di discernere quando è utile, conveniente, simpatico, decongestionante, antistress utilizzare il modello di Pietro e Beatrice e quando è necessario recuperare la relazione nutriente e valoriale.


Vivendo l’emozione di colui che è stato depredato di un termine prezioso e orientante chiamato comunicazione per alcuni anni ho osteggiato questa invasione tecnologica e oggi mi trovo come molti a cercare di orientarmi recuperando i minimi termini per non far confusione:

Informare: L’informazione per me è un atto unidirezionale che va dall’emittente verso un ricevente. Richiede che il contenuto sia compreso, chiaro, efficace. E’ un modello semplice, utile in molti contesti in cui per esempio il tempo è poco o i riceventi hanno caratteristiche per cui necessitano di chiare prescrizioni per tradurre i concetti in azioni.


Comunicare: La comunicazione è un modello più complesso che prevede oltre all’emittenza anche la ricezione di un feedback, la condivisione di uno stesso codice linguistico, la responsabilità degli attori a conversare. E’ utile nei momenti di scambio, confronto e chiarimento in quanto consente di ottenere nuovi elementi a disposizione.Non è prescrittivo ma aperto.

Relazionarsi: la relazione è qualcosa che rispetto alla comunicazione ritengo contraddistinguersi per la capacità di nutrire l’altro. Pertanto ritengo che la relazione tra due persone abbia a che fare con il tempo dedicato, con la cura del tempo e del luogo in cui farla avvenire.

Prendo spunto da Pietro e Beatrice perché credo che oggi ci sia una certa confusione terminologica tra i tre concetti e per quanto posso fare vorrei partecipare a mettere in chiaro i termini.


Utilizzare una comunicazione per far applicare una norma sulla sicurezza o impartire un comando di soccorso pensando di utilizzare il vocabolario relazionale è pericoloso altrettanto quanto pensare di gestire i collaboratori preparati e professionali con modelli informativi, prescrittivi, impositivi.


 Meditate: il linguaggio non è innocente!