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IL CAMBIAMENTO IN 5 MOSSE

Svolgendo l’attività di coach, quotidianamente affronto la tematica del cambiamento: aziende che chiedono ai propri dipendenti di cambiare o modificare alcuni comportamenti o atteggiamenti, o singoli individui stufi di alcuni aspetti della propria vita che intendono rimuovere. In entrambi i casi sono disponibile

Affrontando un percorso di cambiamento, incontro solitamente una prima fase di disponibilità da parte del cliente (il coachee), che ha gradi diversi di entusiasmo e che talvolta arriva addirittura ad essere euforia, cioè forte desiderio di lasciare ciò che non piace per intraprendere un percorso nuovo.

I ricercatori americani Don Kelley e DarylConner, che studiarono il “Ciclo Emotivo del Cambiamento”, sul finire degli anni settanta, chiamarono questa prima fase di Ottimismo ingiustificato.

Ingiustificato sostanzialmente perché non ancorato ad una realtà oggettiva ma sostenuto da una sorta di invincibilità, dettata dallo stato emotivo. Nonostante la mancanza di oggettività, tuttavia questa prima fase è necessaria almeno per due ragioni:
  • è una fase energetica e dunque va sfruttato lo slancio iniziale 
  • c’è disponibilità dal parte del coacheea considerare nuovi apprendimenti. Inoltre in questa fase vale la pena di provare a disegnare l’obiettivo che si intende raggiungere. 


Le abitudini e le credenze,che hanno caratterizzato il recente passato, e che rappresentano elementi di cui vogliamo sbarazzarci, non svaniscono con il solo entusiasmo iniziale e insidianoi primi tentativi di cambiamento. Talvolta hanno il potere di riportare il nostro pensiero alla riflessione “comfortante” che sia meglio la “strada vecchia che quella nuova”. C’è il rischio che questa fase sia caratterizzata da emozioni negative quali la paura e la tristezza, anch’esse ingiustificate come quelle della prima fase. A questa seconda fase do il nome di pessimismo ingiustificato.


Entriamo nella fase più realistica del percorso: la terza



In qualità di coach ricordo l’importanza di concentrarsi sull’obiettivo disegnato;ricordo i desiderata e le richieste espresse, offro al coachee di riflettere se il desiderio di cambiamento rappresenta un sogno o una visione.

Il coach ha il compito di lavorare sulle emozioni negative che ombreggiano lo slancio e la gioia iniziale.


Alcuni percorsi necessitano più di altri di oggettività che come coach restituisco e rinforzo lavorando sugli impegni, sulle date di scadenza e sulle azioni da compiere.

I progressi del percorso sono quelli che più di altri alimentano un ottimismo, che in questa fase è maggiormente giustificato perché frutto dei piccoli traguardi raggiunti. Siamo nella quarta fase in cui la quotidianità degli impegni e delle azioni consente di prendere coscienza del cambiamento. La motivazione diventa il carburante del percorso e i risultati elementi di alimentazione della soddisfazione. Si innesca un circolo virtuoso!

Con il procedere del percorso diventa importante costruire elementi di mantenimento volti a cementare i risultati ottenuti. Mantenere significa consentire al coachee di poter ripetere i virtuosismi del cambiamento anche al termine del lavoro di coaching. Le sessioni terminano e il cambiamento va avanti.

L’ultima fase di un percorso di cambiamento da uno stato indesiderato ad uno nuovo desiderato e raggiunto, consiste nel celebrare i risultati. E’ importante riconoscere la capacità dei singoli di cambiare al fine di annientare i giudizi di impossibilità propri e degli altri.

Mi piace concludere questo blog proponendo: “non atti di fede ma scomode azioni n direzione di nuovi apprendimenti”.