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INDUSTRIA 4.0 ? I LEADERS SONO PRONTI ?

Leggo con passione i titoli circolare sui blog e sui giornali relativi all’ industria 4.0, a questa nuova sfida coinvolgente che ha il potere e ci fornisce l’occasione per rimetterci in marcia abbandonando definitivamente la crisi alle nostre spalle.

Le nuove sfide mi appassionano e da Coach non posso non considerare tutto ciò in un paradigma di apprendimento e innovazione, nonostante talvolta la mia voglia, sia quella di rimanere ad osservare gli altri prima di decidere se intraprendere un percorso di cambiamento.

In questi mesi le aziende clienti che seguo da qualche anno mi chiedono di accompagnare le figure direttive verso il cambiamento. Un change management metodologico offerto dalle aziende per supportare e non spaventare. Le aziende ci credono, o almeno lo fanno nell’espressione degli intenti.

I manager mi osservano e mi ascoltano parlare di “necessità di cambiare il paradigma di riferimento”, necessità di trasformare il loro ruolo di capo in coach, occasione per cambiare il modello di gestione delle relazioni.

Come mai io penso che fanno fatica a seguirmi?

I manager che partecipano a questi percorsi di cambiamento possiedono un modello derivato dall’execution e sono stati stuzzicati e stimolati a operare conversazioni direttive nei confronti dei collaboratori. Più o meno volontariamente hanno allenato modelli di controllo delle performance e lavorato con premi e punizioni.

Il nostro cervello talvolta rimanda involontariamente su un percorso conosciuto, da qui la fatica!!

La sfida dell’industria 4.0 che alleggerisce gli organigrammi e snellisce le procedure avvalendosi anche di strumenti sempre più potenti e avanzati cerca leader e non manager.

L’azienda della quarta rivoluzione industriale insegue la “smart production: nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione ovvero collaborazione tra operatore, macchine e strumenti”.

Per poter operare questa trasformazione servono leader capaci di generare questo tessuto contestuale di collaborazioni.

I leaders lavorano, chiedendo impegni ai collaboratori e generando continui commitment sfidanti.
I leaders contemplano la fiducia a prescindere e considerano questa la base di fondamento valoriale delle relazioni.
I leaders non danno informazioni o suggerimenti ma stimolano i collaboratori attraverso l’uso delle domande a ricercare in autonomia le risoluzioni.
I leaders ammettono l’errore come parte di un apprendimento e non lo chiamano fallimento!

Cosa manca?

La mia personale opinione è che serva alle figure direzionali modificare il punto di osservazione della realtà organizzativa. Serva ad ognuno di loro abbandonare il ruolo di giocatore attivo per vestire gli abiti del nuovo coach. Manca voler raggiungere i risultati con la dichiarazione che il cambiamento ci rende vulnerabili, e che in fondo per cambiare ci vuole la dichiarazione del NON SO.


Serve una nuova dichiarazione di impegno per il cambiamento.

 E’ solo la mia opinione… ma è 4.0!