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LE PAROLE DEL CAMBIAMENTO: DOVREI, POSSO E VOGLIO

L’approccio ontologico/trasformazionale del coaching sostiene che il linguaggio che ognuno di noi utilizza è veicolo di cambiamento in quanto genera nuove azioni.

Se mi avete seguito nei blog precedenti ricorderete di aver letto che il LINGUAGGIO NON E’ INNOCENTE.


Ascoltando con frequenza, assiduità e passione le persone con cui lavoro, mi accorgo che le forme linguistiche utilizzate per esprimere un cambiamento sono spesso il DOVREI, anticipato da un forse; e nei casi più positivi il POTREI.

La forma condizionale porta appresso quel SE che già contiene il limite, mentale prima che reale, al proprio cambiamento.
Quel SE che rimanda l’azione e la vincola al verificarsi di altri accadimenti: “Forse POTREI cambiare vita SE vincessi la lotteria”,“Forse DOVREI considerare di cambiare lavoro SE solo ne trovassi un altro”...

Il primo passo verso il cambiamento richiede di riflettere su quali impulsi linguistici mandiamo al nostro cervello. Di fronte al DOVREI e al POTREI il nostro cervello si stiracchia sonnolente senza ascoltare alcuna azione da intraprendere. Si gira comodamente sul cuscino e continua a condurci sulla strada di un comfort talvolta anche logoro, poco piacevole, stantio.

La riflessione è dunque cosa smuove il nostro cervello? Quali parole e forme linguistiche azionano specifiche parti del cervello che intraprendono “movimenti d’azione”?

La forma linguistica IO POSSO, determina una certa attenzione cerebrale. Dipingo questa scena pensando che il nostro cervello venga svegliato, punto, spronato. Abbiamo ottenuto un’attenzione che prima non avevamo. Il nostro cervello si è attivato. D’altronde la parola stessa POTERE contiene la ricchezza dell’esercitare con determinazione ciò in cui credo. Sono cosciente di poterlo fare. Sto prendendo coscienza che è nell’IO l’elemento di cambiamento, ma ancora non riesco a percepire né nel linguaggio, né di conseguenza nel pensiero il desiderio che determinala possibilità di infrangere il limite.

E’ con il VOGLIO che il pensiero ascolta il desiderio e la volontà. E’ con il voglio che il pensiero si predispone a focalizzare con maggiore intensità il focus del cambiamento.

Certo nulla è automatico o si attiva se non abbiamo definito anche l’obiettivo, ma mi permetto di dire che non sempre un focus è così nitido quando si intraprende un cambiamento. Talvolta è più chiaro e talvolta è con la pratica del VOGLIO CAMBIARE che abilitiamo la messa a fuoco progressiva di dove vogliamo andare.

In tal senso l’azione di coaching consiste nell’ascoltare le persone parlare con se stesse e specchiarsi con altri. Ascoltare le modalità linguistiche consente di far riflettere i singoli su ciò che stanno praticando; massaggio cerebrale tonificante o coccole soporifere.


Ascolta ciò che stai dicendo e determina che cosa VUOI. Buon lavoro.