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DOVE ERAVAMO RIMASTI?

E’ la domanda che un po’ tutti speriamo di poterci fare a breve, tra qualche settimana o al massimo qualche mese. E’ attivo in ognuno il principio di conservazione e salvaguardia che impone di poter ripartire da dove abbiamo lasciato le nostre attività. Sarà così?


E’ necessario considerare alcuni aspetti che impongono una riflessione più profonda. Ciò che abbiamo lasciato, nel momento in cui è stato lasciato non lo possiamo recuperare. Il tempo passa inderogabilmente e non vi è modo di fare ciò non è stato fatto. Quello che abbiamo a disposizione oggi è vivere al meglio ciò che ci è concesso. Lo scrivo perché in questi giorni in molti mi scrivono che non ne possono più di questa quarantena e sono repulsivi verso tutto ciò che questa realtà contiene. L’insofferenza cresce, la tensione in famiglia si modifica e si modificano le distanze quotidiane a cui non siamo abituati. Cambiare il punto di osservazione è quanto mai necessario.
C’è del buono! Il buono consiste nei nuovi apprendimenti che ogni giorno ci vengono offerti dal nuovo scenario. L’approccio non è quello di tollerare la nuova e temporanea realtà, quanto di accettare e legittimare ciò che offre e contiene. Auguro a ognuno di noi di rientrare in quel comfort tanto desiderato ma se non fosse così? In cosa consiste il “pezzo” nuovo. Abituati a inseguire le cose urgenti oggi siamo disorientati dal dover fare le cose importanti: recuperare egregiamente quel ruolo di genitori fatto frettolosamente nella nostra ordinarietà, le funzioni si supporto verso chi ha bisogno, il nostro senso civico e il mettersi a disposizione seppur nel rispetto delle norme vigenti, la preparazione e la formazione personale mancanti da un pezzo e persino il recupero delle sane relazioni intime che avevamo messo un po’ da parte. E quando ci diranno dove eravamo rimasti sapremo rispondere che non è importante perché saremo nuovi, ripuliti, cambiati e pronti per una nuova esistenza.