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DAL CHEERLEADING AL REFRAMING

Cambiamo il pensiero per cambiare i nostri risultati

Siamo stati sopraffatti, ebbene sì!
Pensavamo che ciò che avevamo 
conquistato costituisse un nucleo di comfort sul quale basare il nostro futuro. Indicavamo l’acquisito come uno stato mentale soddisfacente: chi più, chi meno. Poi è arrivato il Covid-19, questo sconosciuto. Così invisibile da considerarlo peggio di un nemico di guerra. Abbiamo negato potesse toccare a noi, abbiamo scongiurato potesse rimanere relegato in altri confini e infine quando è comparso vicino, per alcuni troppo vicino, abbiamo vissuto le forti emozioni della paura e della rabbia.

Ricordo che le ultime settimane di febbraio 
qualche incauto solone predicava che non bisognava avere paura. Incauto appunto, perché la paura va ascoltata, conosciuta e esplorata. Altri gruppi di soloni hanno provato a determinare l’uscita da questo comune tessuto emotivo che ormai si era trasformato in incertezza, insicurezza, inquietudine predicando il pensiero positivo. Sono comparsi slogan e striscioni, adatti ai bambini; semplici, chiari e utili per alimentare la speranza. Sì perché se esplorare le emozioni determina consapevolezza, alimentare la speranza aumenta la nostra energia. E allora venga il tempo della speranza accompagnato in tutta Italia da giornate assolate, temperature gradevoli, e slogan di incoraggiamento. Anche questo è passato. Per chi non crede che “la motivazione sia un fuoco che arde dentro di noi” e si ostina a praticare le tecniche il cheerleading per dopare il proprio esistere, la dimostrazione è che dura poco e si applica solo in condizioni di obiettivi, progetti e traguardi relativamente semplici.
Il nostro cervello 
vuole di più! Il nostro cervello ha bisogno di feed permanenti per poterci restituire stati mentali, comportamenti e possibilità di ottenere risultati molto più consistenti. Il nostro cervello riconosce il pensiero neutro o quello che io chiamo “il terzo occhio”. Abbiamo necessità di interrogarci su ciò che vogliamo, guardandoci da fuori, come se fossimo dotati di una cam.

Abbiamo necessità di riformulare 
per noi stessi quanto sta accadendo e di attivare le nostre qualità. Inutile negare al nostro amico pensante che potrebbe anche andare peggio. E’ importante dirselo per allenarci ad ulteriori imprevisti, come fa l’atleta quando prepara una performance, come dovrebbe fare un leader quando visualizza un progetto. Ma al contempo è importante riconoscere quelle qualità individuali e distintive che ci hanno consentito di determinare i nostri successi nella vita. Ora ci servono tutte! Ci serve la pazienza e la determinazione, l’ostinazione e il sacrificio. Ognuno per sé. E infine serve essere concreti e onesti con noi stessi e alimentare “il grande brain” di ciò che possiamo controllare impedendo pensieri e elucubrazioni su ciò che non è nelle nostre possibilità. Non mi auguro speranza, mi auguro di poter garantire a me stesso questo grado di impegno. Ciò caratterizzerà i risultati futuri. Davanti ancora tanto deserto da attraversare.