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TENETE A BADA IL CERVELLO



Entro nel bar come se niente fosse, consapevole che da oggi qualcosa cambia. La “consapevole ignoranza” è quel tentativo che adoro di informare il cervello di qualcosa di differente rispetto a quello che lui sa. Lui sa che siamo rientrati in lockdown! Lo sa la neocorteccia con il suo sistema di regole e rigidità, così come il limbico che ci ha già ricamato sopra tutte le sue paure. Ma io me ne frego ed entro con mascherina e sorriso. “Un caffè per favore!” La barista va alla macchina; è visibile che sta piangendo. “E’ il secondo di oggi. Normalmente a quest’ora ne avevo già fatti una trentina”. Lo versa in un bicchierino di cartone. “Lo deve bere fuori”. Si asciuga la lacrima con il grembiule, con vergogna.

Vorrei dirle mi dispiace, o forse resuscitare la frase che ci ha accompagnato nella prima parte di questa pandemia: ce la faremo! Ma sto zitto. Lo scambio degli occhi dice di più! Il limbico si agita, tira su un polverone di emozioni, senza contare l’amigdala che già sarebbe pronta per fare scattare la sua azione di fuga o aggressione. Io resto lì, in quella frazione di secondo che diventa eterna a dare ciò che ho imparato. La presenza! Impara a esserci mi sono detto per una vita. Stai lì, in ascolto, senza aver paura, centrato su ciò che senti. Pare funzionare. La signora inizia a parlare. Ne ha bisogno. “Questa volta non riuscirò a reggere l’urto. I costi sono troppi, e non si puo' andare avanti a strappi”. Mi verrebbe da commentare. Eccome se ne avrei. C’è una scatolina nel mio cervello dove ho stoccato le domande brutali, cattive, per chi non agisce la responsabilità, per chi ha dormito. E invece prendo il caffè con le due mani. Lo avvolgo e piego la testa in segno di rispetto. E ascolto. Misero chi non capisce dico a me se stesso. Chi non sente questo dolore, chi non percepisce il valore profondo degli affetti immortalati in quella foto con il famoso attore che abbraccia la barista. Misero sei tu che non provi la profondità di questo momento. Il silenzio è rotto improvvisamente dal rumore del soffiarsi il naso. Francamente ero nel mio momento più poetico e privato e mi scuoto un po’. Alzo gli occhi. La signora asciuga nuovamente i suoi. Grazie! Mi dice sottovoce. Grazie per cosa? Non ho ancora pagato. E’ il grazie per quello che ho imparato a dare, ad ascoltare, senza parlare!

Sto per pagare. Si apre la porta. Entrano cinque operai rumeni. Rumorosi, sorridenti. Li conosco di vista. Sono chiassosi e meravigliosi al contempo. “Signora per favore 5 caffè! La signora mi guarda e io la guardo. Lei sorride e io anche”. A volte il silenzio va rotto. Rotto dall’entusiasmo e dall’ironia e i ragazzi in quel momento la esprimono in pieno. Sembra abbiano anche loro fatto lo stesso gioco che ho fatto io. Hanno fregato il cervello. “Ma che problema c’è direbbe qualcuno”. Saluto, esco e parto fiducioso. I nostri comportamenti faranno la differenza. Tenete a bada il cervello!